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	<title>Il blog personale di Alberto Visconti (DL4U)</title>
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		<title><![CDATA[Storia di una piccola e grande donna]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="TEXT-ALIGN: justify">Questa &egrave; la storia dolorosa e complessa di una piccola, grande donna dalla voce ruggente come quella di un leone ma dall'anima fragile come quella di una bambina. E' la vicenda di un talento puro dallo spirito libero che ha vissuto lottando contro tutti e contro tutto per inseguire un sogno ed un'ispirazione e di un mondo cinico ed ignorante che quel talento ha voluto rinnegare e cacciare in un angolo. E' il 20 di settembre del 1947 quando in un piccolo paese della provincia calabrese nasce Domenica, seconda di quattro figlie di una classica famiglia medio borghese. I genitori di Domenica sono due stimati e compassati insegnanti di scuola: il pap&agrave; &egrave; professore di latino e greco in un liceo, la madre una maestra elementare. Sin dai primi anni &egrave; possibile intuire che la strada della regazza non sar&agrave; quella di seguire le orme dei genitori, ha troppa voglia di emergere dal contesto rigido e grigio dove &egrave; nata, ha una propensione innata per il canto e musica che esprime in ogni modo e appena pu&ograve;, anche a costo di infrangere gli strigenti dettami del padre. A 15 anni Domenica convince la madre ad accompagnarla a Milano alla ricerca di una scrittura da parte di una casa discografica, il primo passo verso la realizzazione di un grande sogno. Sono i primi anni sessanta quando, ottenuto un contratto per la realizzazione di alcune produzioni discografiche, la ragazza venuta dalla Calabria incide i primi dischi ed ottiene alcune apparizioni televisive in programmi nazionali. Ma l'immagine pubblica voluta dal produttore Carlo Alberto Rossi non convince Domenica: lei non &egrave; nata per essere una semplice ragazza leggera dedita alle semplice canzonette, il suo sogno &egrave; rincorrere i suoi miti su tutti le grandi voci femminili internazionali come Aretha Franklin. Alla ricerca della propria strada abbandona Milano per Roma, dove assieme all'amico Renato e alla sorella ultimogenita Loredana, forma un gruppo atipico che vive di espedienti e partecipa a spettacoli di ogni genere. In questi anni, la vita un po'sbandata e all'avventura, la porta a vivere anche per quattro mesi l'esperienza del carcere. Uno spinello e la legge del tempo meno permissiva dell'attuale condannano Domenica ad una detenzione che ne segner&agrave; la vita personale e professionale segnandone una prima brusca battuta d'arresto. Ma da quel periodo buio la nostra piccola donna si risolleva ben presto: gli anni settanta, un nuovo nome d'arte e l'incontro con nuovi produttori e compositori ne risollevano le sorti della carriera. Sono gli anni dei successi e delle collaborazioni con il mondo della musica che conta: il genere cambia miscelando suoni blues, rock e pop il look si fa eclettico, eccentrico, quasi zingaresco. I testi delle canzoni si fanno impegnati, sofferti, molto personali e trattano temi spesso duri ed innovativi come il duro rapporto generazionale tra padre e figlia. L'ombra severa del padre-professore, che mai aveva accettato la scelta della figlia sgangherata di diventare cantante, si riflette nelle canzoni di Domenica. Nel '72 l'incontro con Bruno Lauzi, l'ultimo esponente della scuola genovese che fu anche di Tenco e De Andr&egrave;, che le dona il primo dei suoi grandi successi. Il piccolo uomo le doner&agrave;, qualche anno pi&ugrave; tardi, un nuovo capolavoro scritto negli stessi anni e che segner&agrave; la l'ultima apparizione di Domenica. Arriva il periodo del successo vero, del consenso di pubblico, dei premi della critica e delle grandi collaborazioni in ambito italiano e internazionale. Sono gli anni di Minuetto. Dopo aver calcato i palcoscenici d'Europa ed affrontato persino il pubblico dell'Olimpia di Parigi, Domenica incontra l'amore della vita: come tutte le passioni vere e travolgenti il rapporto con il collega Ivano Fossati sar&agrave; un ciclone nella vita della ragazza di Calabria che ne sconvolger&agrave; completamente l'esistenza, per sempre anche quando questo sfumer&agrave; per sempre. Al culmine del successo e nel pieno di un periodo di felicit&agrave;, qualcosa comincia ad incrinarsi: si comincia con un'operazione alle corde vocali nei primi anni '80 che ne modifica il timbro della voce, divenuta quindi pi&ugrave; roca e graffiante quindi l'invidia e l'ignoranza di colleghi ed addetti al lavoro del mondo della musica fanno il resto. Domenica, secondo una falsa, meschina ed infame opinione comune, porta sfortuna; meglio non farla lavorare, meglio relegare il talento ingombrante di Domenica in un angolo: da quell'angolo buio la piccola donna non avr&agrave; pi&ugrave; la forza di uscire completamente. Tutte le porte si chiudono, gli amici di una volta le voltano le spalle e non resta che il ritiro dalle scene. Negli anni del silenzio, Domenica ritrover&agrave; le sue origini e la propria identit&agrave; ricostruendo anche un difficoltoso rapporto col padre. Siamo nel 1989, sulla spinta di discografici amici e di un pubblico che non l'ha mai dimenticata, ritorna alle scene con un nuovo gioiello scritto dall'amico Lauzi. E' un ritorno forte ed passionale, ruggito e commovente: un nuovo trionfo assoluto di fan e di critica. Passano ancora alcuni anni, si riallacciano nel frattempo collaborazioni e progetti, nuove produzioni riaffermano l'immagine della cantante. Ma il destino non &egrave; mai stato amico di Domenica: da mesi un brutto fibroma all'utero ne minaccia la salute. Un giorno di maggio il corpo di Domenica viene ritrovato in un modesto appartamento di Cardano al Campo, nei pressi di Varese, dove la cantante si era traferita da qualche tempo per essere pi&ugrave; vicina al padre. L'autopsia parler&agrave; di arresto cardiaco per overdose di cocaina e farmaci. Questa che vi ho raccontato era la storia vera di una piccola, grande donna dalla voce di un leone ma dall'anima fragile di una bambina, la storia di un sogno infranto dall'invidia, dal pregiudizio e dalla meschinit&agrave; di un mondo piccolo. Questa &egrave; la parabola umana, dolorosa e complicata, di Domenica Bert&egrave; in arte Mia Martini, un angelo sgangherato che gli uomini hanno relegato in un angolo, ed ancor oggi una delle interpreti pi&ugrave; intense e passionali della musica italiana. <span style="FONT-STYLE: italic">Ciao Mim&igrave;... <br /><br /></span>
<div style="TEXT-ALIGN: center"><span style="FONT-STYLE: italic"><img alt="" src="/public/MiaTriste_182.jpg" /><br /><br /></span><font size="2"><font face="Arial, Helvetica, sans-serif"><span style="FONT-WEIGHT: bold">Mim&igrave; sar&agrave; </span><br /><strong style="FONT-WEIGHT: normal">(cantata da M. Martini, testo di F. De Gregori, da raccolta omonima del 1994)</strong></font></font><font style="FONT-STYLE: italic"><font face="Arial, Helvetica, sans-serif" size="+1"><font size="-1"><strong><br /><br /></strong></font></font><font face="Arial, Helvetica, sans-serif" size="-1">Sar&agrave; che tutta la vita &egrave; una strada con molti tornanti, <br />e che i cani ci girano intorno con le bocche fumanti, <br />che se provano noia o tristezza o dolore o amore non so. <br />Sar&agrave; che un giorno si presenta l'inverno e ti piega i ginocchi, <br />e tu ti affacci da dietro quei vetri che sono i tuoi occhi, <br />e non vedi pi&ugrave; niente, e pi&ugrave; niente ti vede e pi&ugrave; niente ti tocca. <br />Sar&agrave; che io col mio ago ci attacco la sera alla notte, <br />e nella vita ne ho viste e ne ho prese e ne ho date di botte, <br />che nemmeno mi fanno pi&ugrave; male e nemmeno mi bruciano pi&ugrave;. <br />Dentro al mio cuore di muro e metallo dentro la mia cassaforte, <br />dentro la mia collezione di amori con le gambe corte, <br />ed ognuno c'ha un numero e sopra ognuno una croce, <br />ma va bene lo stesso, va bene cos&igrave;. <br />Chiamatemi Mim&igrave;, chiamatemi Mim&igrave;.<br /></font><font face="Arial, Helvetica, sans-serif" size="-1">Per i miei occhi neri e i capelli e i miei neri pensieri, <br />c'&egrave; Mim&igrave; che cammina sul ponte per mano alla figlia <br />e che guardano gi&ugrave;. <br />Per la vita che ho avuto e la vita che ho dato, per i miei occhiali neri, <br />per spiegare alla figlia che domani va meglio, che vedrai, cambier&agrave;. <br />Come passa quest'acqua di fiume che sembra che &egrave; ferma, <br />ma hai voglia se va, come Mim&igrave; che cammina per mano alla figlia, <br />chiss&agrave; dove va. <br />Sar&agrave; che tutta la vita &egrave; una strada e la vedi tornare, <br />come la lacrime tornano agli occhi e ti fanno pi&ugrave; male, <br />e nessuno ti vede, e nessuno ti vuole per quello che sei. <br />Sar&agrave; che i cani stanotte alla porta li sento abbaiare, <br />sar&agrave; che sopra al tuo cuore c'&egrave; scritto &quot;Vietato passare&quot;, <br />il tuo amore &egrave; un segreto, il tuo cuore &egrave; un divieto, <br />personale al completo, e va bene cos&igrave;. <br />Chiamatemi Mim&igrave;, chiamatemi Mim&igrave;.<br /></font><font face="Arial, Helvetica, sans-serif" size="-1">Per i miei occhi neri e i capelli e i miei neri pensieri, <br />c'&egrave; Mim&igrave; che cammina sul ponte per mano alla figlia <br />e che guardano gi&ugrave;. <br />Per la vita che ho avuto e la vita che ho dato, per i miei occhiali neri, <br />per spiegare alla figlia che domani va meglio, che vedrai, cambier&agrave;. <br />Come passa quest'acqua di fiume che sembra che &egrave; ferma, <br />ma hai voglia se va, come Mim&igrave; che cammina per mano alla figlia, <br />chiss&agrave; dove va. </font></font><br style="FONT-STYLE: italic" /><span style="FONT-STYLE: italic"><br /></span></div>
</div>
<br style="FONT-STYLE: italic" />]]></content>
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		<title><![CDATA[Romanzo Criminale - la serie]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<div style="text-align: center;"><img alt="" style="width: 494px; height: 413px;" src="/public/rc.jpg" /><br /><br /></div>
<br />A distanza di un anno circa dal post in cui recensivo il film del 2005, torno in su &quot;Romanzo Criminale&quot; in concomitanza con la messa in onda della serie omonima sui canali di Sky (Cinema 1 e Cinema HD). Come ben sapete questa storia mi ha appassionato molto sin dalla lettura del libro originale di Giancarlo De Cataldo e poi l'interesse si fortemente consolidato dopo la visione dell'ottima trasposizione cinematografica di Michele Placido. Avendo appreso dell'uscita di questa nuova serie non potevo mancare all'appuntamento: non avendo abbonamenti a Sky ho recuperato e visionato le prime due puntate sui canali del p2p e la terza &egrave; in fase di completamento. Non ritorno ad approfondire i temi della storia (vi rimando al post di un anno fa), ricordo soltanto che &quot;Romanzo Criminale&quot; &egrave; la cronistoria delle vicende della Banda della Magliana, un gruppo di delinquenti realmente esistito, che mise a ferro e a fuoco Roma negli anni '70-'80 intrecciando le propri interessi (fatti di violenza e spaccio di droga) con i principali fatti di cronaca avvenuti in quegli anni (su tutti il sequestro Moro) entrando spesso in contatto con frange deviate dei servizi segreti  e degli apparati dello stato.  La nuova serie si caratterizza per un cast di attori giovani e non ancora noti al pubblico, nessuno degli protagonisti del film originale &egrave; stato ripreso, e per uno svolgimento che si dipana sulla lunghezza di 12 puntate da circa 50 minuti ciascuna. La visione delle prime due puntate mi ha piacevolmente stupito per una sceneggiatura estremamente curata, un'attenzione quasi maniacale per i particolari nella realizzazione delle ambientazioni (ancor pi&ugrave; apprezzabile tenendo conto delle numerose scene in esterna in presa diretta nei quartieri di Roma) e infine, ma non meno importante, per la recitazione molto attenta e realistica del gruppo degli attori. Quest'ultimo aspetto, sopratutto, &egrave; da sottolineare poich&egrave; non era semplice far di nuovo apprezzare al pubblico i personaggi della storia incarnandoli in attori sconosciuti, senza fare il verso a Favino, Rossi Steward, Accorsi e Jasmine Trinca del film originale. Sulla sceneggiatura comunque i produttori sono andati sul sicuro ingaggiando anche per la serie De Cataldo e Placido,  che assieme ad altri nomi hanno quindi plasmato la serie sulle pagine originali del libro. Riuscendo forse a far di meglio: potendo giocare su una maggior disponibilit&agrave; di tempo per il racconto (12 puntate contro le due ore del film) i lettore del romanzo originale pu&ograve; ritrovare quelle pagine e qui dettagli della storia che, per ovvie ragioni di durata, nella versione cinematografica erano state tagliate e quelle digressioni sul contesto ambientale e sociale in cui le vicende della Banda della Magliana realmente si inserirono: il fermento politico, gli tra scontri gruppi studenteschi e forze dell'ordine e  quant'altro caratterizz&ograve;  quel periodo degli settanta-ottanta.  A far da giusto accompagnamento  alle immagini  anche  nella serie troviamo una buona  colonna sonora  con brani  cult  di quegli  anni.  Nonostante la visione sia solo all'inizio, ritengo  che  questa serie possa ritenersi una delle migliori produzioni degli ultimi tempi, lontana dai canoni standard della fiction all'italiana,  e in sintesi un progetto riuscito, innovativo ed originale. <br /><br /></div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Pierino VS.  Vale]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>A voi il video (tratto da Telenova, peccato per le voci che si sovrappongono al rombo dell'Impreza e della Focus) della sfida finale tra Piero Longhi e Vale al Master Show al Rally di Monza di domenica scorsa. Quest'anno purtroppo non c'ero... ma gustatevi lo spettacolo di Rossi e la perfezione del campione borgomanerese: daje gas Pierino!!</p>
<br>
P.S. chi vede il post da Facebook clicchi sul link "Mostra post originale" per vedere il video.
<br>
<p> </p>

<div align="center">
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_dHE8rhJu2I&hl=it&fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/_dHE8rhJu2I&hl=it&fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>
</div><br>]]></content>
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		<title><![CDATA[Switch off digitale terrestre - DTT]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="TEXT-ALIGN: justify">Sono passati ormai alcuni anni da quando, con grande clamore mediatico, l'allora ministro delle telecomunicazioni Maurizio Gasparri (ormai divenuto celeberrimo per aver redatto, ma mai letto, una legge che porta il suo nome) annunci&ograve; l'arrivo in Italia della televisione digitale terrestre - DTT. L'evento pareva rappresentare una sorta di rivoluzione tant'&egrave; che Gasparri non perdeva l'occasione per sottolineare l'importanza del salto al &quot;digggittale&quot; (citando la memorabile parodia del ministro fatta da Neri Marcor&egrave;) che avrebbe da l&igrave; a poco portato ad una notevole variet&agrave; di nuovi canali e programmi in alternativa alle tradizionali tv analogiche. Cosa poi sarebbe stato trasmesso sulla nuova piattaforma non era del tutto chiaro, ma con notevole solerzia partirono incentivi statali per l'acquisto dei decoder da collegare alle tv col chiaro fine di dotare anche l'italiano medio di tutto il necessario per entrare nella nuova frontiera della televisione. L'euforia del momento fece soprassedere al fatto che tra i principali produttori/distributori italiani dei set-top per la ricezione del DTT fosse il fratello dell'allora ed attuale Presidente del Consiglio (mondo piccolo!) e che di fatto ancora il segnale digitale terrestre fosse praticamente inesistente su tutto il territorio nazionale. Da quei mesi, eravamo nel 2005, poi la questione &egrave; passata nel dimenticatoio. Le uniche testimonianze dell'esistenza del digitale terrestre &egrave; stata la nascita di due nuove paytv (Mediaset Premium e La7 CartaPi&ugrave;) che ben presto si sono scontrate-accordate con l'operatore satellitare Sky per i diritti del calcio in diretta e il progressivo svuotamento di contenuti e quali&agrave; della cosidetta televisione generalista tradizionale. In mezzo ad una selva di Grandi Fardelli, Isole dei Fetusi e Amici di Mario de Filippi, &egrave; passata in sordina anche una scadenza imposta dal decreto legge con cui il DTT veniva di fatto regolarizzato in Italia: nel testo del dispositivo, infatti, veniva indicata la data del 31/12/2006 come termine per lo &quot;switch-off&quot; del servizio, ovvero il momento in cui si sarebbero&nbsp;spenti i ripetitori del segnale analogico e attivate tutte le trasmittenti digitali necessarie a coprire tutta la penisola. Ovviamente per tale data sarebbe stato necessario l'adeguamento degli apparecchi e degli impianti in tutte le case italiane. Diciamo che Gasparri era stato un po' troppo ottimista, tant'&egrave; quella scadenza per decreto venne subito posticipata ad un pi&ugrave; generico &quot;entro la fine del 2008&quot;. Bene, detto questo e stante il fatto che ormai mancano un mese e pochi giorni alla fine dell'anno, come siamo messi? Ultimi come sempre. Con un ritardo sulla media europea di 4-5 anni (Germania, Svizzera tanto per fare due nomi a caso sono partiti gi&agrave; nel 2003) solo nell'autunno di quest'anno si &egrave; mosso qualcosa, ma nel pi&ugrave; totale silenzio. Sicuramente mi saranno sfuggite edizioni straordinarie dei tg in merito, ma soltanto spulciando per caso le news di Google ho scoperto che in Sardegna dal 31/10 sono stati spenti i ripetitori tradizionali e sono partite le prime trasmissioni&nbsp;unicamente digitali. Nessuna informazione, nessuno spot l'ha annunciato, nessuna indicazione &egrave; stata data circa il calendario dello &quot;switch-off&quot; su scala nazionale. Ricordo ancora adesso il martellamento di messaggi e sovraimpressioni quando la mitica TSI svizzera cominci&ograve; il trasloco: da noi nulla. Bah... poich&egrave; comunque il passaggio pu&ograve; non essere del tutto indolore per le nostre tasche, specie se si ha un impianto vecchio, sarebbe bene dare pi&ugrave; informazione all'utente finale. Solo in caso di antenne nuove l'installazione &egrave; trasparente, nelle case vecchie pu&ograve; essere richiesta una revisione dell'orientamento dell'antenna, il cambio dei miscelatori e degli amplificatori sotto il tetto e delle discese dei cavi in casa: su un impianto vecchio e logoro basta poco perch&egrave; il segnale digitale venga disturbato o annullato. Nei casi peggiori si arriva alla sostituzione della vecchia antenna con i relativi costi. Siccome forse finalmente anche noi italiani ci siamo decisi a traslocare davvero prepariamoci consultando il calendario nazionale previsto per lo switch (il territorio &egrave; stato diviso in aree) che riporto sotto. <a href="http://www.dgtvi.it/stat/Passaggio_al_Digitale/Dal_10_Novembre_in_Sardegna_Rai2_Rete4_e_Qoob_sul_DTT.html">Qui</a> invece possiamo trovare i testi dei decreti ministeriali connessi. Ah... dimenticavo: in questa vicenda abbiamo dato il meglio di noi stessi ritardando contemporaneamente due tecnologie: il DTT e il Wi-Max (internet senza fili). Infatti le attuali radiofrequenze UHF usate dalla tv analogica (un intervallo intorno ai 3 GHz) devono essere al pi&ugrave; presto liberate per far spazio ed evitare interferenze col futuro Wi-Max che funziona sui 3,5 Ghz... (per la cronaca l' Hyperlan di Eolo lavora sul campo di frequenze deregolamentate dei 5 Ghz <img alt="; - )" src="/dblog/template/standard/gfx/smile_occhiolino.gif" /> ) <br /><br />
<div style="TEXT-ALIGN: center"><span style="FONT-WEIGHT: bold">CALENDARIO DELLO SWITCH OFF DTT IN ITALIA</span><br /></div>
<br /><img alt="" src="/public/dtt.JPG" /><br /><br /></div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Venezia  (prologo)]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify">Solo un veloce post di prologo sul viaggio di lavoro che mi vede impegnato in questi giorni a Venezia... per adesso sono stati due giorni abbastanza frenetici in vista dell'organizzazione delle due giornate di congresso (giovedi-venerdi), ma alla fine divertenti e comunque molto &quot;alternative&quot; rispetto alla solita routine (e ci voleva!), Un grazie a tutto lo staff ed in particolare a Dany&nbsp;e Eli che in questi giorni stanno facendo i salti mortali per assecondare le paturnie degli 86 medici e professori convenuti qui da un po' tutto il mondo. E ieri in giro in motoscafo per Venezia per i sopraluoghi al palazzo della provincia e nel locale vicino a piazza S.Marco...&nbsp; questo &egrave; solo il prologo scritto di corsa nel background durante la prima giornata mentre assisto e gestisco alle fasi tecniche di registrazione audio/video (seguir&agrave; post tecnico apposito <img src="/dblog/template/standard/gfx/smile_sorriso.gif" alt=": - )" /> ).. stay tuned!</p>]]></content>
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		<title><![CDATA[WEB 2.0]]></title>
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		<created>2008-11-10T00:54:21+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify">Parliamo di WEB 2.0, un concetto non ancora ben definibile in tutti i suoi aspetti, ma che di sicuro sta rivoluzionando il nostro uso e il nostro approccio ad Internet e ai suoi contenuti. Vi ricordate com'era il www solo qualche anno fa? Sostanzialmente si trattava di uno strumento &quot;passivo&quot; dove l'utente accedeva ad informazioni e&nbsp;servizi pubblicati da terzi senza possibilit&agrave; di interazione diretta. I contenuti, comprese le pagine dei siti personali, venivano prodotti da un solo soggetto&nbsp;qualificato (dotato di appositi programmi di editing e una minima infarinatura di linguaggi &nbsp;di markup) e quindi pubblicati sulla rete senza ulteriore possibilit&agrave; di cambiamento &quot;on line&quot;. L'unica interazione, o per meglio dire &quot;dinamicit&agrave;&quot; , era concessa ai siti interconnessi a database e in ultima analisi su sistemi di messaggistica organizzata a thread e a &quot;botta e risposta&quot; come i forum. In ogni caso la partecipazione degli utenti della rete ai contenuti era essenzialmente limitata e poco accessibile e poco usabile da parte del fruitore &quot;medio&quot; di Internet. Questo approccio &egrave; stato progressivamente abbandonato per rivoluzionarsi in quello che Tim O'Reilly&nbsp;nel suo articolo del 2005 <a href="http://www.oreillynet.com/pub/a/oreilly/tim/news/2005/09/30/what-is-web-20.html?page=1" target="_blank">&quot;What is web 2.0&quot;</a> definisce per l'appunto Web 2.0: ovvero la nuova evoluzione della rete. In questa nuova visione il Web &egrave; una piattaforma dove l'utente pu&ograve; controllare in libert&agrave; i propri dati e le proprie informazioni e partecipare,&nbsp;in uno spirito di totale collaborazione, ai contenuti di altre persone. L'esperienza di navigazione si fa pi&ugrave; ricca, il contenuto non &egrave;&nbsp;pi&ugrave; congelato&nbsp;allo stato in cui&nbsp;viene&nbsp;pubblicato, ma viene integrato, smentito, &quot;partecipato&quot; da tutti i sui fruitori: il paradigma di questo concetto sono la progressiva sostituzione dei siti personali classici con i blog&nbsp;dove l'utente (o gli utenti)&nbsp;producono direttamente &quot;on line&quot; l'informazione rendendola immediatamente disponibile ed accessibile alla lettura, al commento, alla revisione&nbsp;e alla modifica agli altri partecipanti del web.&nbsp;&nbsp;Due altri punti fondanti del Web 2.0&nbsp; sono apparentemente antitetici: l'aggregazione dei contenuti e la decentralizzazione dei dati. Pensiamo alla svolta apportata dai sistemi di indicizzazione e aggregazione RSS grazie ai quali l'informazione &egrave; catalogata, organizzata, ridiffusa e promossa attraverso canali differenti (mailing, telefonia,..)&nbsp;nel medesimo istante in cui essa &egrave; resa disponibile alla pubblica lettura. L'aggregazione dei contenuti mediante il meccanismo del &quot;tag&quot; (la singola informazione viene &quot;taggata&quot;, identificata e organizzata) consente una loro rapida ricerca&nbsp; e sopratutto una loro veloce messa in relazione; informazioni apparentemente diverse o comunque difficilmente relazionabili tra loro sono interconnesse e catalogate per un pi&ugrave; rapido e flessibile accesso. Il dato in questo contesto &egrave; invece &quot;sparso&quot;, decentralizzato su siti differenti, spesso residente direttamente sul sistema dell'utente che l'ha prodotto: dove esso risieda poco importa, alla fine il meccanismo dell'aggregazione provvede alla sua ricerca e messa a disposizione. La stessa definizione di &quot;link&quot; in quest'ottica &egrave; stravolta e rivoluzionata.&nbsp;Il nuovo&nbsp;paradigma, senza che troppo ce ne accorgessimo, ha preso piede anche in una delle pratiche storicamente pi&ugrave; diffuse sulla rete, il peer to peer; da sistemi accentrati, dove il materiale risiedeva su pochi siti o server di smistamento, si &egrave; passati a sistemi dove i files sono direttamente prelevati, in modo contemporaneo e parallelo, dai computer di chi li rende disponibili. Chiari esempi di&nbsp;questa pratica sono i torrent e le reti kad utilizzate da Emule. In tutto questo&nbsp;la rete &egrave; la piattaforma, il supporto ad una nuova generazione di sistemi e servizi&nbsp;&nbsp;web in costante evoluzione, scalabili e capaci di fornire un'esperienza di navigazione ed usalibilit&agrave; pi&ugrave; ricca all'utente finale, che diventa partecipe e creatore dei contenuti nonch&egrave; spesso collaboratore nell'evoluzione delle funzionalit&agrave; degli stessi. Nasce cos&igrave; il concetto della &quot;perpetual beta&quot; delle applicazioni: pensiamo ad esempio a Facebook dove gli utenti possono proporre applicazioni per accrescere le funzioni dell'interfaccia di base o a Sourceforge dove&nbsp;il software &egrave; reso disponibile in modalit&agrave; opensource per l'uso finale o la sua revisione.&nbsp;Le stesse software&nbsp;house hanno dovuto cambiare prospettiva puntando a queste nuove frontiere, scardinando lo schema classico di &quot;programma&quot; come software installato e residente su un pc, per svoltare verso soluzioni multi piattaforma (computer, palmare, cellulare,..)&nbsp; e tipicamente orientate alla rete: chi non l'ha fatto, rimanendo legato all'approccio &quot;old style&quot; derivato dall'esperienza degli anni '80-'90, o&nbsp;si &egrave; reso conto tardi della rivoluzione in atto (vedi Microsoft che pensava di poter vivere tranquilla per anni con i suoi tradizionali sistemi operativi) sta correndo ai ripari di gran carriera. Il nuovo mercato, passata la bolla speculativa ed euforica della new economy, sta in questo nuovo sentiero. In tutto questo ciascuno di noi sperimenta quotidianamente l'esperiennza del Web 2.0, tramite il proprio blog personale, pubblicando video o foto su YouTube o Flickr, aderendo ad iniziative di network sociale come Facebook o Linkedin o semplicemente chattando con Skype o MSN. La rivoluzione &egrave; partita gi&agrave; da tempo e ne siamo, in modo consapevole o no, sempre pi&ugrave; coinvolti: non resta che parteciparvi da attori protagonisti e vedere&nbsp;quali esiti&nbsp;essa porter&agrave;.&nbsp;</p>
<p align="center"><img alt="" src="/public/figure1.jpg" /></p>
<p align="center"><em>Sopra: la mappa del Web 2.0, ancora in &quot;progress&quot;</em></p>]]></content>
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		<issued>2008-11-10T00:54:21+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[I "7 nani" ]]></title>
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		<created>2008-11-05T21:14:49+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Devo ammettere che il c@zzeggio organizzato propostomi dopo l'iscrizione a Facebook st&agrave; un po' minando la frequenza degli aggiornamenti del blog... vabb&egrave; ... comunque torniamo sui nostri passi e in questo post vi vogllio proporre una simpatica circostanza avvenuta nello scorso fine settimana: per la lavoro mi sono trovato a casa cinque (e dico ben 5!) Eeepc 900A nuovi fiammanti da reinstallare eliminando l'installazione di Xandros originale e rimpiazzandola con XP professional. Le cinque macchine sono dotate del nuovo processore Intel Atom, prodotto dalla casa statunitense per la nuova generazione dei subnotebook. Diciamo subito che non ho apprezzato una sostanziale differenza rispetto al mio modello dotato ancora della cpu Celeron: l'unica novit&agrave; &egrave; la visione dei due "core" sul task manager di Windows, per il resto (tenendo conto dell'uso limitato a Office, posta e navigazione) si tratta come sempre di macchine ultraportatili per l'uso intermedio tra un normale notebook e un palmare. Ram da un GB, disco allo stato solido da 8 GB, schermi e tastiere tipiche degli Eeepc gi&agrave; conosciuti. Esteticamente gli "Atom" si differenziano solo per l'abbandono del marchio Asus sul frontale, sostituito dal logo specifico Eeepc: una evidente scelta di marketing di Asus che (dopo il successo mondiale dei piccoli pc) con questa sigla sta cercando di creare un brand indipendente destinato a connotare i subnotebook e i micropc desktop. Nota tecnica: in installazione di XP la scheda audio non ha voluto saperne di andare sino a quando  non ho messo sulla macchina il service pack 3 del sistema operativo (nonostante il dvd allegato alla confezione contenga tutti i drivers e patch di Microsoft , compreso il driver MS Universal Audio Architecture - UAA -  che spesso &egrave; responsabile di questi problemi). La stessa cosa non mi era capitata col mio Celeron. Non potevo farmi scappare l'occasione per una "foto di gruppo": ecco i sette nani accesi e schierati (in prima fila  i miei due Eeepc il 7", con Linux Pupee installato, e il 9" con XP)...<br /><br /><br />
<div style="text-align: center;"><img src="/public/eeepc_small.jpg" style="width: 544px; height: 408px;" alt="" /><br /><br />
<div style="text-align: justify;">A proposito: nel caso qualcuno di voi fosse alla ricerca di un valido sistema operativo free sostitutivo a Xandros originale (che onestamente mi pare il sapientino..) e a Windows  XP, mi sento di suggerirvi Linux Pupeee: si tratta di una versione personalizzata per l'uso su Eeepc della distro leggera di Puppy Linux. Pi&ugrave; veloce compatta delle distro eeeXubuntu e Ubuntueee (derivate pesantemente da Ubuntu e Debian), dispone gi&agrave; di un nutrito pacchetto di drivers (funziona tutto, wi-fi e webcam comprese), di software pre installati   (fogli di calcolo, wordprocessor, vnc, remote desktop, tool di networking, client mail, browser, skype, msn, multimedia, cd burning, e molto altro...) e altamente personalizzabile con i pacchetti autoinstallanti prelevati da internet (tra cui Firefox, Thunderbird, OpenOffice). Cercate "Pupee" su Google per tutte le infos. Consigliata!  </div>
</div>
<div style="text-align: center;"><br /></div>
<br /></div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Quando c'erano i veri Timoria: "Sangue Impazzito"]]></title>
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		<created>2008-10-29T22:47:14+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Per chi come me questa canzone l'ascoltava gi&agrave; ai tempi e per chi, per sole ragioni anagrafiche, l' ha scoperta qualche anno pi&ugrave; tardi. Renga alla voce, Pedrini ai testi e alla chitarra ovvero la vera anima dei Timoria... purtroppo il dopo &egrave; stato solo pop...<br /></div>
<div style="text-align: center; font-weight: bold;"><font size="4"><font size="2"><span style="font-weight: normal;"><br /><br /><span style="font-style: italic;">Timoria</span></span></font><br />Sangue Impazzito<br /><font size="2" style="font-weight: normal; font-style: italic;">Viaggio senza vento - 1993</font><br /></font></div>
<p style="font-style: italic; text-align: center;">Uomini, domenica<br /> gente che allegra va<br /> risveglia la citt&agrave;<br /> Dormono le fabbriche<br /> in giro ancora io<br /> vivo non lo so<br /> <br /> E incontro anche te<br /> che corri a pregare un po' Dio<br /> la strada la so...<br /> e penso che un tempo<br /> quel tempio era mio<br /> e mi chiedo perch&eacute;<br /> un giorno ho detto addio<br /> <br /> Corro via, ma non so se<br /> fuggire o rincorrere<br /> qualcosa forse chi<br /> sono qui e dentro me<br /> sangue impazzito<br /> che mi spinge fino a voi<br /> <br /> Correte di pi&ugrave;<br /> sognando un futuro cos&igrave;<br /> vi guardo da qui<br /> e penso che un tempo<br /> quel campo era mio<br /> e mi chiedo perch&eacute;<br /> un giorno ho detto addio<br /> <br /> un giorno ho detto...</p>
<p style="font-style: italic; text-align: center;">_________________________________</p>
<p style="font-style: italic; text-align: center;"> </p>
<div style="text-align: center;"> 

<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/55gmQC0mD0c&hl=it&fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/55gmQC0mD0c&hl=it&fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>

</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Save the Children: Campagna "Riscriviamo il Futuro"]]></title>
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		<created>2008-10-27T21:22:45+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<div style="text-align: center;"><img src="/public/logo_stc_rif.gif" alt="" /><br /><br /><br /><a href="http://www.riscriviamoilfuturo.it">http://www.riscriviamoilfuturo.it<br /></a><a href="http://www.savethechildren.it"><br />http://www.savethechildren.it</a><br /><br /></div>
<br />Oggi nel mondo oltre 37 milioni di bambini non possono andare a scuola a causa della guerra.<br />Sono minori che affrontano un futuro senza speranze. Perch&eacute; la guerra distrugge le scuole, uccide gli insegnanti, produce popolazioni di sfollati ed eserciti di bambini soldato.<br /><br />
<div style="text-align: center;"><img src="/public/Foto_5_7740-0170d.jpg" alt="" /><br /></div>
<br />L’istruzione pu&ograve; dare ai bambini protezione, stabilit&agrave; e le premesse per creare una societ&agrave; pi&ugrave; pacifica e prospera. L’educazione pu&ograve; aiutare i bambini a sopravvivere ai conflitti, li pu&ograve; salvare e dar loro un ruolo nella societ&agrave;.<br /><br />Riscriviamo il Futuro &egrave; la campagna internazionale di Save the Children che ha lo scopo di garantire entro il 2010 educazione di qualit&agrave; a 8 milioni di bambini che vivono in guerra o post-conflitto.<br /><br />Fino ad oggi, grazie a Riscriviamo il Futuro, Save the Children &egrave; riuscita ad assicurare istruzione a quasi 6 milioni di bambini.<br /><br />Ogni bambino ha diritto all’istruzione. Per un bambino di un paese in guerra, andare a scuola significa molto pi&ugrave; che imparare a leggere e a scrivere. Significa la certezza di mangiare almeno una volta al giorno. Significa un posto sicuro dove passare parte della giornata, lontani dai pericoli e spesso dalla guerra. Significa imparare a proteggersi da infezioni e malattie. Significa avere la possibilit&agrave; di un futuro di pace e pi&ugrave; dignitoso.<br /><br />Contribuire alla campagna "Riscriviamo il  Futuro" &egrave; semplice: basta un sms del valore di 2 euro al numero 48545.<br /><br />
<div style="text-align: center;"><img src="/public/bn_sms.JPG" alt="" /><br /></div>
<br /></div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Mais les yeux sont aveugles. Il faut chercher avec le cœur...]]></title>
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		<created>2008-10-21T23:11:09+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="center">
<table cellspacing="1" cellpadding="1" border="0" align="" style="width: 575px; height: 194px;">
    <tbody>
        <tr>
            <td style="text-align: center;"><img src="/public/piccoloprincipe.jpg" style="width: 132px; height: 178px;" alt="" /></td>
            <td>
            <div style="margin-left: 40px;"><font size="2"><i>"Voici mon secret. Il est tr&egrave;s simple: on ne voit bien qu'avec le cœur. L'essentiel est invisible pour les yeux"</i><br /><br />"Questo &egrave; il mio segreto. È veramente semplice. Si vede bene solo con il cuore. L'essenziale &egrave; invisibile agli occhi"</font><br /><br /><font size="2"><span style="font-style: italic;">(Antoine de Saint-Exupery - "Le Petit Prince" - chap. XXI)</span></font><br /></div>
            </td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
<br />
</div>
<div style="text-align: center; font-style: italic;">In questo periodo mi piace ricordare questa piccola citazione... che ci volete fare, va cos&igrave;...</div>]]></content>
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		<issued>2008-10-21T23:11:09+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Scott D. Davis ]]></title>
		<id>http://www.dl4u.org/dblog/articolo.asp?articolo=167</id>
		<created>2008-10-20T23:41:37+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Voglio sottoporvi in questo post una piacevole scoperta musicale che ho trovato oggi nella navigazione tra i filmati su YouTube. Durante la riproduzione del video di un live di "Nothing Else Matters" tratto da un concerto dei Metallica del 1999, mi ha incuriosito il titolo di un contenuto correlato, ho cliccato sopra e ho ascoltato per la prima volta un'esecuzione della stessa canzone molto singolare: "Nothing Else Matters" eseguita tutta in assolo di pianoforte dal pianista-compositore californiano Scott D. Davis. Il brano &egrave; tratto dalla raccolta tributo ai Metallica intitolata "Pianotarium" del 2007, dove Davis reintepreta alla tastiera i classici del gruppo (oltre alla gi&agrave; citata "NeM" troviamo "Fade to Black", "Master of Puppets", "One" e altre ancora) donando sonorit&agrave; sconosciute a pezzi tipicamente rock . Nella produzione di Scott D. Davis segnalo anche "Rockfluence" (datato 2005) dove vengono rivisitati altri grandi successi di altre band della scena rock americana (su tutte "Sweet child 'o mine" dei G'n'R). Cercate sul  tubo  e su i soliti canali del p2p, troverete tutto. E ora spazio a "Nothing Else Matters", vi consiglio di ascoltarla in silenzio, meglio se in cuffia. <br /><br /></div>
<br /><br />
<div align="center"> <object height="344" width="425">
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4sZK4Hd28VA&hl=it&fs=1" />
<param name="allowFullScreen" value="true" /><embed height="344" width="425" src="http://www.youtube.com/v/4sZK4Hd28VA&hl=it&fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true"></embed></object> </div>
<br>
Se il precedente video vi ha soddisfatto ascoltatevi anche questa... <br /><br />
<div align="center">

<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/wX_ThT1jpas&hl=it&fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/wX_ThT1jpas&hl=it&fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>
</div>
<br>
<br>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.dl4u.org/dblog/articolo.asp?articolo=167"/>
		<issued>2008-10-20T23:41:37+01:00</issued>
		<modified>2008-10-20T23:41:37+01:00</modified>
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		<title><![CDATA[Appunti di lettura su "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano]]></title>
		<id>http://www.dl4u.org/dblog/articolo.asp?articolo=166</id>
		<created>2008-10-19T20:20:48+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify">Nella sera di domenica, mentre smaltisco le fatiche del pranzo e della castagnata in compagnia in quel di Dormelletto, provo a scrivere qualche riga sensata sulle letture di questi giorni. Venerd&igrave; ho terminato "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano; il giudizio finale sul libro &egrave; sostanzialmente positivo e devo dire che la storia mi ha preso molto tanto da consumarla nell'arco di un paio di giorni di lettura. Non lasciatevi ingannare dal titolo dell'opera: la matematica &egrave; solo un pretesto, una metafora, per descrivere la situazione e la storia (dall'infazia all'et&agrave; adulta) dei due protagonisti, Alice e Mattia, due ragazzi la cui esistenza rimarr&agrave; per sempre segnata da due eventi drammatici distinti tra loro che, avvenuti in giovent&ugrave;, li renderanno unici e diversi da tutto il resto della gente. Esattamente come lo sono i numeri primi in mezzo a tutti altri numeri, Alice e Mattia sono persone un po' speciali, difficili da capire, soli a combattere con s&egrave; stessi in mezzo al mondo che scorre senza badare troppo a loro. Il destino ha voluto per&ograve; che le lore esistenze difficili si incontrassero in pi&ugrave; riprese negli anni, a volte sfiorandosi dolcemente, a volte scontrandosi sino al dolore, sino a divenire l'uno parte dell'altro arrivando a definire tra loro un rapporto speciale molto simile a quello che si instaura alla nascita tra due gemelli. Una strana sensibilit&agrave; l'uno verso l'altro che li porta a cercarsi, ad incrociare le loro storie di vita, senza per&ograve; mai giungere a sovrapporle. In tutta sincerit&agrave; devo dire che la lettura del libro mi ha preso molto trascinandomi in fretta verso il finale "in sospeso" del romanzo, a volte toccandomi molto nel profondo e sentendomi un po' partecipe delle vicende dei protagonisti. Non &egrave; affatto un libro allegro; anzi alla base di tutto c'&egrave; una persistente agoscia che avvolge i personaggi che un po' influenza il lettore che in essi si riconosce. Il tono e la profondit&agrave; dei temi della storia crescono col passare delle pagine e delle et&agrave; di Alice e Mattia, sino ad esplodere in un finale inatteso. Una storia delicata e terribile di due adolescenti, due ragazzi imperfetti e speciali, distanti anni luce dai prototipi umani belli e patinati di tante storie raccontate in  troppi romanzi contemporanei (dimenticatevi Moccia, i suoi fighetti e i suoi romanzi da botteghino). Per le loro cicatrici nel fisico e nell'anima, per i loro fallimenti mai confessati, per l'insoddisfazione e l'incapacit&agrave; di vivere, Mattia e Alice risultano credibili e terribilmente veri. Non voglio sbilanciarmi troppo sul puro giudizio letterario: essendo un'opera prima la mano &egrave; sicuramente perfettibile. Molti critici hanno avuto da appuntare all' autore per il suo stile a volte acerbo e hanno confrontato "La Solitudine" con altri classici romanzi di formazione (vedi "Il giovane Holden"): direi che il paragone &egrave; ingiusto; preferisco considerare questo libro un prodotto sincero e sentito della generazione degli attuali trentenni (sono di quest'et&agrave; l'autore, i suoi personaggi e lo sono io ... forse per questo la storia mi ha coinvolto molto). Una nuova leva di scrittori capaci di osservare, con un occhio diverso e profondo, gli angoli oscuri della nostra societ&agrave; e i suoi figli "un po' speciali", quelle persone imperfette e dall'animo ferito, che troppo spesso si sentono a disagio perch&egrave; diversi, forse unici nel mondo che li circonda. Come i numeri primi.</p>
<p align="justify"><span class="tcorpotesto"><em>"... Nella serie infinita dei numeri naturali, esistono alcuni numeri speciali, i numeri primi, divisibili solo per se stessi e per uno. Se ne stanno come tutti gli altri schiacciati tra due numeri, ma hanno qualcosa di strano, si distinguono dagli altri e conservano un alone di seducente mistero che ha catturato l’interesse di generazioni di matematici. Fra questi, esistono poi dei numeri ancora pi&ugrave; particolari e affascinanti, gli studiosi li hanno definiti “primi gemelli”: sono due numeri primi separati da un unico numero. L’11 e il 13, il 17 e il 19, il 41 e il 43… A mano a mano che si va avanti questi numeri compaiono sempre con minore frequenza, ma, gli studiosi assicurano, anche quando ci si sta per arrendere, quando non si ha pi&ugrave; voglia di contare, ecco che ci si imbatter&agrave; in altri due gemelli, stretti l’uno all’altro nella loro solitudine ..."<br /></em></span></p>
<p align="justify"> E il mio 31 &egrave; un numero primo...</p>
<p align="center"><img alt="" src="/public/primi.gif" /></p>
<p align="center"><em><font size="1">Nella tabella: la progressione dei numeri primi nell'intervallo da 0 a 100</font></em></p>
<p align="center"> </p>]]></content>
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		<issued>2008-10-19T20:20:48+01:00</issued>
		<modified>2008-10-19T20:20:48+01:00</modified>
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	<entry>
		<title><![CDATA[X Gigi]]></title>
		<id>http://www.dl4u.org/dblog/articolo.asp?articolo=165</id>
		<created>2008-10-16T21:12:36+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p><em>Forza Gigi, il momento forse pi&ugrave; difficile &egrave; passato, vedrai che da oggi le cose miglioranno giorno per giorno. Un grandissimo in bocca al lupo a tuo pap&agrave;, e per qualunque necessit&agrave; piccola o grande ricorda che ci siamo!  A presto e un abbraccio...</em>     <img src="/dblog/template/standard/gfx/smile_sorriso.gif" alt=": - )" /></p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.dl4u.org/dblog/articolo.asp?articolo=165"/>
		<issued>2008-10-16T21:12:36+01:00</issued>
		<modified>2008-10-16T21:12:36+01:00</modified>
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	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[Lettura iniziata: "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano]]></title>
		<id>http://www.dl4u.org/dblog/articolo.asp?articolo=164</id>
		<created>2008-10-16T08:30:32+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify">Lettura iniziata in questi giorni, &egrave; uno dei bestsellers degli ultimi tempi... &egrave; il primo libro del fisico e scrittore Paolo Giordano. Un romanzo di formazione, narra le vite parallele di Alice e Mattia, due ragazzi con un passato doloroso alle spalle.  Dai primi capitoli mi pare una lettura interessante...</p>
<p align="center"><strong><img height="173" alt="" src="/public/sol_numprimi.jpg" width="118" /></strong></p>
<p align="center">Paolo Giordano<br /><strong>"La solitudine dei numeri primi"</strong><br /><font size="1">Mondadori Editore, gennaio 2008<br />Premio Strega e Premio Campiello 2008</font></p>
<p align="center"> </p>]]></content>
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		<title><![CDATA[Lavori in corso]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="text-align: center;"><img alt="" style="width: 428px; height: 193px;" src="/public/muro.jpg" /><br /><br />
<div style="text-align: justify;">I lavori di ristrutturazione procedono... lentamente ma procedono. Altro weekend di lavoro, tra muri da rompere e cavi da stendere e collegare. Se non ci son ulteriori problemi probabilemente entro la prossima settimana arriveremo in fondo al rifacimento dell'impianto elettrico, per poi dopo passare alle sistemazione delle pareti e all'imbiancatura, ecc. ecc. <br /></div>
</div>]]></content>
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